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Eventi Giardino Primavera 2011 alla Fondazione Benetton a Treviso.

La rassegna cinematografica, ideata e curata da Luciano Morbiato e Simonetta Zanon per la Fondazione Benetton Studi Ricerche, è ormai al termine del suo secondo ciclo. Nel corso di oltre un secolo di storia del cinema e nella stratificazione di migliaia di titoli possiamo cogliere una molteplicità di paesaggi, più spesso utilizzati, anzi sfruttati, senza mediazioni, talora interrogati e interpretati , raramente inventati. Se gli eroi del western movie sono esaltati dalla wilderness dei grandi parchi americani, i personaggi del film neorealista si muovono nei paesaggi ordinari di campi e argini e strade polverose e quartieri operai. Alle avventure e alle rivoluzioni si addicono le panoramiche di grandi spazi e le conquiste di nuove terre, mentre la concreta e difficile difesa del territorio nazionale dall’appetito della speculazione deve attestarsi su reportage minimi, su documenti impietosi.
Una rassegna sul paesaggio nel cinema – così come un eventuale convegno – non può esaurire l’argomento (anche moltiplicando i titoli), né può fissare un canone, può azzardare (forse) una tipologia; certamente può avviare un dibattito, magari mescolando le carte, cioè le immagini – documentarie poetiche visionarie – in funzione di elegia o di denuncia: questo si propone il Nuovo Cinema Paesaggio nelle scelte non assolute ma motivate che saranno proposte e cadenzate nei mesi che verranno, a partire dal dialogo con alcuni registi che ai luoghi concreti, come contemplazione e attrazione, ritornano nella loro filmografia. I cinque titoli della seconda parte della rassegna sono legati dal filo rosso del paesaggio, anche se ognuno ha un suo approccio al tema e, nello stesso tempo, una sua indipendenza stilistica che esula dall’argomento.

Il prossimo appuntamento inaugura la stagione primaverile:

mercoledì 23 marzo 2011 ore 21

Primavera estate autunno inverno… e ancora primavera
Corea del Sud, 2003 (durata 103’)
regia di Kim Ki-duk

Secondo il compianto critico Tullio Kezich il regista Kim Ki-duk è un pittore che sperimenta forme espressive diverse ed è arrivato con quest’opera a «un film da meditazione, pregno di straordinaria bellezza e scandito su tempi interiori» («Corriere della Sera», 12 giugno 2004). Un’altra interpretazione, più dichiaratamente paesaggistica, di un paesaggio come metafora nazionale, privilegia la particolarità ambientale scelta dal regista: è forse la Corea quell’isoletta ancorata nelle acque limpide del lago?

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